La mia testimonianza
Il pù bel dono che Dio mi ha dato è la salvezza, ma lo ringrazio per avermi chiamato a guidare la chiesa "Piccola Greggia" a Sassocorvaro, per avermi messo al fianco Lorena, una donna cristiana bellissima fuori e dentro con la quale condivido il ministero e per avermi dato la possibilità di aprire una ditta tutta mia per la realizzazione di siti Internet, la WebLogiX.
Sono
nato il 24 giugno del 1982 a Sassocorvaro, dove i miei genitori
risiedevano e dove risiedo tuttora con la
mia famiglia. Sono il secondo di due figli maschi. Mio fratello,
Davide, nacque in Svizzera nel 1961; i miei genitori erano infatti
emigrati a Zurigo, località nella quale mia madre ricevette la
prima testimonianza evangelica. La differenza di età è
dovuta al fatto che mio fratello è oligofrenico, e si temeva
che la sua infermità mentale fosse dovuta a fattori genetici,
mentre invece la causa fu, con tutta probabilità, una
somministrazione di antibiotici in gravidanza. Potete quindi ben
immaginare come fossi ben desiderato e ben voluto dai familiari;
inoltre il mio concepimento fu anche frutto delle preghiere di quei
fratelli che hanno annunciato il Vangelo a mia madre, i coniugi
Gaetano e Carmelina Serio.
Mia madre e mio padre mi hanno cresciuto con tutto l'amore possibile, e ne sono grato a Dio. Da quello che mi raccontano, sono stato un bambino che non ha iniziato a parlare o a camminare prima di essere completamente sicuro di farlo, un bambino che accettava gli stimoli (a tre anni sembra che sapessi già recitare il Padre Nostro), pieno di giocattoli ma non viziato. I miei compagni di giochi erano i figli dei nostri vicini di casa. Prima delle elementari, ho frequentato due anni di asilo, a Sassocorvaro prima e a Frontino poi, un cambio dovuto alle amicizie. Anche alle elementari e alle medie ho avuto molte difficoltà ad inserirmi nel gruppo, per colpa di un carattere pignolo, permaloso e suscettibile, e da un bisogno profondo di sapere più cose degli altri. I miei passatempi preferiti erano guardare lo sport alla TV, leggere i fumetti Disney, sfogliare le enciclopedie: insomma ero abituato a passare il tempo da solo, e non me ne dispiaceva. Con gli amici giocavo a pallone più che altro, e ai giochi di società come Hotel, Heroquest, Nigthmare...
Ero
tremendamente affascinato dalla tecnologia e dai pulsanti, basta dire
che come regalo di Natale del 1989 scelsi un videoregistratore. I
miei genitori mi capirono e non si tirarono indietro, spendendo un
milione e mezzo di lire per acquistare un Amiga 500 con monitor. Gli
Amiga erano i più potenti computer dell'epoca, e vantavano
videogiochi capolavoro. I miei preferiti erano Kick Off 2, Lotus
Turbo Challenge 2, Indy Heat, Cybernoid, James Pond 2... Ore e ore
passate a migliorare i miei record e sfidare i miei amici. La
passione per i videogiochi mi ha portato anche all'acquisto di un
Game Boy.
Intanto il mio rapporto con Dio continuava nell'unica maniera allora possibile: frequentando la messa. Un giorno in chiesa ebbi una strana esperienza. Guardando verso il soffitto, mi sembrò di vedere una persona anziana seduta su di un trono che sembrava solo minimamente interessata alle nostre attività. Ebbi l'impressione in me che quella persona fosse praticamente irraggiungibile, e con tutti i miei sforzi, non potevo cambiare questo stato di cose. Nel '93, in obbedienza agli insegnamenti della chiesa romana, ho ricevuto il cosiddetto sacramento della cresima o confermazione. Per me fu una forte emozione, e per vari giorni non mi lavai la fronte che era stata unta nella cerimonia.
Tuttavia
cresceva in me un senso di insoddisfazione nei confronti della vita.
Non capivo perché gli uomini coltivassero sentimenti di
invidia che sfociavano in contese. Non capivo chi era Dio, com'era
iniziata la vita, a cosa andavamo incontro. Ero triste nel vedere
l'uomo che disprezzava la natura e la deturpava con l'inquinamento.
Avevo paura degli alieni, che pensavo potessero invaderci da un
momento all'altro. Sognavo frequentemente di trovarmi in alti luoghi
e di cadere nel vuoto. Ma soprattutto odiavo il tempo! Il tempo che
non scorreva mai quando mi annoiavo o quando era triste, il tempo che
scorreva troppo veloce quando mi divertivo. L'eternità mi
spaventava. Nell'estate del 1994, io e la
mia famiglia andammo in vacanza a Cattolica per un mese. Si
pregustava un'estate bellissima, e così fu! Mare, tanti nuovi
amici, il mondiale di calcio alla TV... Anche in quella occasione
ebbi un'esperienza sconvolgente. Comprai un fumetto Disney, e lì
c'era una parodia del film “American Graffiti”, in cui si
celebrava con malinconia e nostalgia la vita degli anni '60. Io mi
resi conto che in quei giorni mi stavo sì divertendo, ma che
un'esperienza di divertimento, una volta finita, lasciava solo
amarezza, nostalgia e malinconia. Anzi, mi resi conto che tutto
quello che l'uomo può fare in una vita è solo un
graffito nel muro della storia, tutti i nostri sforzi vengono
spazzati via dalla morte.
In
quel periodo vedevo i miei amici che si attaccavano all'ideologia
comunista, ma io non trovavo niente in cui credere, nessuna cosa che
potesse dare un valore alla mia vita. Non avevo niente per cui valeva
la pena vivere. In quegli anni, le condizioni di salute di mio padre
iniziarono ad aggravarsi. Prima che venisse identificato il suo male,
una fistola durale al midollo che lo stava portando lentamente ad una
paralisi, fu ricoverato negli ospedali di Urbino, Pesaro, Cesena ed
Ancona. Ho visitato poche città nella mia vita, ma in quelle
città ho visto tutti gli ospedali. Mi ero ormai staccato dalla
religione cattolico-romana, deluso dalla morale dei preti. Ed un
pensiero volto al suicidio si era ormai radicato nella testa! Sì,
il suicidio, credevo che fosse l'unico rimedio ad un alternarsi di
bene e male che governava la mia vita. Ero ormai convinto che alla
fine tutto si dileguasse in un nulla cosmico, quindi era meglio
abbreviare le nostre sofferenze.
Ma
ecco che nella mia vita accade il miracolo! Già da alcuni anni
infatti si era convertito a Gesù un nostro parente, Giorgio
Severini, e finalmente mia madre, anche lei disperata, si decide ad
invitarlo a casa. Mia madre rivolse a Dio una semplice preghiera:
«Dio, mi trovo davanti a tre vie [cattolicesimo, Testimoni di
Geova, “evangelisti”]. Aiutami a scegliere!». In
quella sera stessa Giorgio telefonò per avere il permesso di
una visita, e venne con l'allora pastore della chiesa ADI di Rimini,
Daniele Ziino. Quella sera ebbimo un'amichevole discussione, in cui
io feci sfoggio della mia cultura (in particolare mi ricordo le loro
facce stupefatte quando affermai che i vangeli di Matteo, Marco e
Luca si assomigliano nello stile e quindi
sono detti “sinottici”, mentre quello di Giovanni si
scosta: avevo quattordici anni e non ero cresciuto nella chiesa
evangelica). I fratelli iniziarono un ciclo di visite regolari ogni
martedì sera, ed io accettavo di buon grado quelle riunioni,
anche se mi sembravano delle persone molto ingenue... Quando poi una
sera si misero a cantare “V'è un fiume puro”, io
sotto sotto li derisi senza scrupoli. Ma in una di quelle occasioni
io iniziai a fare degli strani ragionamenti... Mi trovavo a parlare
del Signore con delle persone che me lo annunciavano come un Dio
vicino in Gesù Cristo, mentre io pensavo che soltanto “un
Dio lontano e disinteressato”, come dice il canto. E allora
pensai: ma a me piace stare qui oppure vorrei stare da un'altra
parte? Cominciai a ripercorrere all'indietro la mia vita, e mi
rendevo conto che non avevo avuto un altro momento di così
grande serenità e pace. Allora mi chiesi: se qualcuno mi
proponesse tutti i giochi mai esistiti per l'Amiga, io accetterei di
abbandonare la riunione? NO! Allora mi misi a piangere fortemente,
proprio durante una predicazione che forse non c'entrava niente con
quello che sentivo dentro, perché mi resi conto che i miei
valori erano completamente ribaltati, perché l'Amiga era per
me molto caro.
Tutto
questo accadde tra il '96 ed il '97. Nella primavera del '97
partecipai al raduno evangelico delle chiese ADI Italia Nord-Est,
tenutosi in quell'occasione all'hotel “Punta Nord” di
Torre Pedrera. In una di quelle riunioni, iniziai a lodare Dio in una
lingua a me sconosciuta. Mi avevano accennato di un battesimo nello
Spirito Santo, ma io ebbi paura e non raccontai a nessuno quella
strana esperienza. Tornai a casa con la mia giovane fede e con una
Bibbia nuova, acquistata di mia propria iniziativa. In poco tempo il
testo sacro era tutto colorato con gli evidenziatori! Due passi mi
colpirono in maniera particolare: il capitolo 30 del libro del
Deuteronomio, dove Dio ci invita a fare una scelta tra il bene ed il
male, e ci offre il suo aiuto nel caso vogliamo scegliere il bene, ed
il versetto 10 del salmo 84: «Un giorno nei tuoi cortili val
più che mille altrove. Io preferirei stare sulla soglia della
casa del mio Dio, che abitare nelle tende degli empi.» Questo
passo mi fece rendere conto che nella sera in cui pensavo al posto in
cui preferivo stare, avevo sperimentato l'esperienza della nuova
nascita, descritta da Gesù a Nicodemo.
Ecco quindi che nel mio cuore maturò una decisione che spiazzò tutti, dalla famiglia alla chiesa. Ci trovavamo ad una riunione di culto, era il momento delle testimonianze. Io mi alzo e con parole forse non troppo “evangelichesi” racconto le mie esperienze e chiedo di essere battezzato in acqua. Il pastore ci pensò su, e poi accettò, anche se forse gli anziani non erano d'accordo: c'è da dire che in quella occasione fummo battezzati in 22, e 10 furono rimandati ai battesimi successivi. Il gran giorno arrivò il 6 gennaio del 1998. L'emozione era alle stelle, al momento della mia testimonianza ogni mia frase sollevava un coro di “Amen, Amen”. Dalla tensione nervosa tenevo un braccio dietro alla schiena ed al momento dell'immersione scattò l'ilarità generale perché le braccia erano intrecciate alla Fantozzi! A questo punto, le parole che sentivo nel cuore da parte di Gesù erano: «Torna a casa tua, e racconta le grandi cose che Dio ha fatte per te». Dovevo raccontare queste cose ai miei compagni di classe, ai miei amici, ai miei vicini di casa. Tuttavia avevo ancora imbarazzo, ero grasso e avevo una vocina acuta, non volevo dare ai miei “amici” altri motivi per i quali prendermi in giro. Ancora mancava qualcosa in me: «Voi riceverete potenza quando lo Spirito verrà su di voi.» Avevo bisogno del battesimo nello Spirito Santo, che iniziai a cercare con tutta la mia forza. Ed il Signore preparò ogni cosa a suo tempo.
Il
22 agosto ricevemmo la visita di Elio Polidori, pastore a Città
di Castello (PG). Già avevo avuto modo di conoscerlo come un
fratello diverso dagli altri. Così durante la preghiera, Elio
si alzò, e mi pose le mani sul capo. Pregò per me,
affinché ricevessi il battesimo nello Spirito Santo, e poi si
sedette. Sentivo di dover parlare in lingue, ma avevo ancora paura
che magari qualcuno passasse alla finestra di casa mia e mi sentisse;
poi lasciai vincere lo Spirito, e, non so per quanti minuti, la mia
mente si addormentò, mentre lo spirito pregava. Poi mi
“svegliai”, e mi resi conto che il Signore non aveva
tardato l'adempimento della sua promessa. Il Signore mi diede,
tramite la moglie del fratello, anche la grazia di sapere cosa avevo
pregato: “Amatevi come io ho amato voi”.
Avevo
raggiunto un traguardo ambito, ma mi rendevo conto che nel cammino
cristiano non bisogna mai riposare sugli allori. Parafrasando Enzo
Ferrari, potrei dire che le benedizioni più grandi sono quelle
che dobbiamo ancora cercare e ricevere. Intanto il 4 novembre di
quell'anno la chiesa di Rimini decise di aprire una missione a
Macerata Feltria, non troppo lontano da casa mia. In quella missione,
io avrei ricoperto il ruolo di musicista; già da qualche
tempo, durante le riunioni di culto in casa mia avevo rispolverato la
pianolina delle scuole medie. In seguito imparai da solo a
perfezionare la mano destro e a usare la mano sinistra; sono un
autodidatta, ma il Signore mi ha dato grazia di guidare il canto in
varie chiese evangeliche.
A questo punto, il Signore aveva preparato un'altra importante esperienza per me: la consacrazione. La mia vita era ancora ricca di compromessi con le cose del mondo; per esempio avevo partecipato ad un “fantacalcio” tra amici scommettendo 3000 lire alla settimana. Il Signore mi chiamò ad una vita più santa tramite un canto di musica cristiana, “Draw Me” di Keith Green. Mi trovai in ginocchio a pregare, chiedendo perdono al Signore perché non avevo ritenuto tutte le cose spazzatura al fine di conoscere Cristo. Fu come nascere di nuovo una seconda volta! Questa esperienza non fu affatto marginale o di seconda importanza in paragone alla nuova nascita o al battesimo nello Spirito Santo, almeno per quello che mi riguarda. Infatti da quell'occasione il Signore iniziò ad usarsi di me.
Me lo ricordo perfettamente. Erano gli ultimi giorni di lezione del '99. Io frequentavo la quarta classe allo scientifico, ma quel giorno non avevamo il prof. Allora io entrai nell'altra sezione della quarta classe, e appena la prof mi vide, mi invitò a raccontare qualcosa della mia esperienza con i “protestanti”. Da qui in poi, iniziò un discorso, e rimasi stupito nel vedere come la gente era desiderosa di sapere, in particolar modo le ragazze più carine! Alla fine ricevetti pure un applauso. La stessa professoressa mi invitò poi a fare una vera e propria lezione nella prima classe, più preparata e accurata, sul messaggio della Bibbia e come la Bibbia era arrivata a noi. Quando poi la mia prof di filosofia, “ciellina”, venne a sapere di queste mie performance, ne approfittò e mi chiamò a parlare del protestantesimo nella classe seconda, che vantava le ragazze più belle delle scuola. Quel giorno portai una radio e feci ascoltare un pezzo di Keith Green, “Your love broke through”. Alla fine dell'ora, la ragazza più bella della scuola si alzò e mi venne a stringere la mano. Ma il vero capolavoro arrivò con la classe terza. Quel giorno stavo scherzando con i miei compagni. Avevo indossato l'abito da prete che era poi il mio abito di scena nella commedia “Non ti pago” di de Filippo. Ma quando la prof di filosofia mi vide dalla porta della sua classe, mi invitò dentro a tenere la mia quarta evangelizzazione pubblica nel liceo di Sassocorvaro: con l'abito da prete!
Nel 2001, con il diploma dell'esame di stato in tasca, concludevo un corso di studi ricco di soddisfazioni scolastiche, sportive, artistiche, sociali e spirituali. Il Signore mi aveva anche preservato in un incidente automobilistico a pochi giorni dagli orali. Era il momento di scegliere l'università, e proprio in quell'anno l'ateneo della mia Urbino inaugurava il corso di Informatica Applicata. Pregai, ed il Signore mi diede la certezza che con quella scelta avrei potuto sviluppare un talento che sarebbe stato utile anche per la Sua opera. E Dio quando mi gli ho manifestato il mio bisogno negli esami più spaventevoli, mentre quando mi sentivo sicuro e non chiedevo aiuto, gli esami mi andavano male. A Urbino ho avuto occasione di conoscere una realtà unica nel panorama evangelico italiano, l'associazione “Speranza Evangelica”, che mette a disposizione di tutti, studenti o lavoratori, cristiani o miscredenti, una biblioteca e una videoteca di pensiero evangelico. L'associazione celebra anche i culti la domenica e gli studi biblici il mercoledì sera, nonché corsi di ebraico biblico che personalmente mi hanno arricchito tantissimo. A disposizione degli studenti evangelici c'è anche un appartamento che viene affittato a condizioni vantaggiose. Alla guida dell'associazione c'è Alfredo Terino e la consorte Jean Plimpton, persone tanto sagge e intelligenti quanto umili e amorevoli, che hanno arricchito la mia permanenza ad Urbino con una profonda comunione cristiana.
Di vitale importanza per la mia crescita spirituale fu la connessione a Internet. Vivendo lontano dalla chiesa, sarei stato tagliato fuori dal “giro”. Ma attraverso il web, le email, i forum, sono venuto a conoscenza prima del messaggio di Keith Green e di tantissimi altri cantautori cristiani, e poi della realtà della chiesa evangelica italiana. Mi sono reso conto della tristissima realtà delle denominazioni, delle accuse reciproche, delle rivalità fra pastori. Questo mi ha portato a consacrarmi ulteriormente al Signore, mettendomi a disposizione per un'opera di risveglio. Cos'altro poteva fare il Signore? Mi ha dato anche la guarigione fisica di un piede che dovevo operare! Quando mi sentivo solo come Elia, mi ha fatto conoscere delle persone che condividono la mia visione di Dio, chiesa, anima e mondo. Il Suo amore mi ha avvolto, e mi porta avanti. “Ora dunque queste tre cose durano: fede, speranza, amore; ma la più grande di esse è l'amore.”